“ROVINA LA MIA GUIDA” – Così Gilles bocciò il cambio automatico

Se lo ricordano tutti in controsterzo, Gilles. Gli piaceva scaricare la potenza del motore oltre ogni limite e solo lui sapeva controllare la macchina in quelle condizioni. E forse anche per questa sua passione bocciò una novità che avrebbe portato la Ferrari, nel 1980, avanti di dieci anni nella ricerca tecnologica.
In pochi sanno che fu Gilles a bloccare il progetto per la prima macchina con cambio automatico, che Mauro Forghieri realizzò proprio nel 1980. Molto prima che John Barnard lo realizzasse sulla Rossa del 1989, ricalcando proprio un progetto di dieci anni prima.
È lo stesso Forghieri a raccontare questo retroscena nella sua biografia «Trenta anni di Ferrari e oltre». Andò più o meno così. La Ferrari aveva da poco realizzato il suo motore turbo, che come tutti i propulsori di questo tipo aveva un problema: scaricava la potenza sulle ruote con un po’ di ritardo rispetto al momento in cui si pigiava l’acceleratore. Da qui la «necessità» di controsterzare per controllare la potenza improvvisa.
Forghieri si accorse del problema: «L’enorme potenza – scrive nella sua biografia – veniva scaricata di colpo e dunque ci siamo detti: se aiutiamo il pilota a tenere sempre le mani sul volante, la capacità di correggere la guida è certo superiore rispetto a un pilota che deve contemporaneamente azionare la tradizionale leva del cambio».
E così a Maranello si inventarono un cambio automatico: «Aveva due bottoni sul volante, uno per salire e uno per scalare» ricorda Forghieri aggiungendo che «bastava poggiare il dito e al contatto la frizione si staccava automaticamente e la marcia veniva inserita».
Toccò a Gilles provare la macchina per un long run a Fiorano da 300 km, l’equivalente di una gara intera percorsa senza alcun guasto tecnico (a differenza di quanto avvenne invece nelle prima gare del 1989).
Il problema è che Gilles bocciò tutto: «Con la leva in mano mi sento più sicuro». E lo disse anche a Enzo Ferrari. Il fondatore del Cavallino rivelò poi a Forghieri le parole di Villeneuve: «Mauro – disse Ferrari a Forghieri – Gilles è arrivato a dirmi che smetterebbe di correre se adottassimo il cambio automatico. Perchè per lui la guida è un piacere e non può accettare degli automatismi che non gli permettono di dimostrare totalmente le sue doti di pilota».
E rileggendo questa parole, viene da chiedersi cosa penserebbe uno così dei piloti di oggi e delle macchine stracariche di elettronica che sono chiamati a guidare.

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Una risposta a ““ROVINA LA MIA GUIDA” – Così Gilles bocciò il cambio automatico”

  1. Salve, secondo me aveva ragione Gilles, la macchina con il cambio manuale è un’altra cosa, nella scalata delle marce se sei in gamba puoi fare la doppietta, cioè dare un colpettino d’acceleratore fra una marcia e l’altra che ti fa tenere il motore arrabiato e ti fa guadagnare un paio di decimi di secondo e poi hai il freno motore, cosa che col cambio elettronico non c’è completamente. Vi scrive un ex pilota degli anni 70 che ha vinto la 4 ore di Monza nel 1968 con la 850 ABARTH e altre numerose gare con il 595, 695,850 e 1000 RADIALE ABARTH in Sicilia.

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